Storia
La nascita della Biblioteca Universitaria di Cagliari si lega alle Costituzioni del 1764 che segnano la volontà del governo sabaudo di rifondare l’Università di Cagliari, ridotta allora in condizioni di grave decadenza. Le nuove Costituzioni prevedevano la formazione di una Biblioteca pubblica, aperta a tutti, che ebbe il suo primo regolamento nel 1785 sotto il regno di Vittorio Amedeo III, come ricorda la targa posta sopra l’entrata della Sala settecentesca, anche se di fatto la Biblioteca fu aperta al pubblico solo nel 1792 nella sede del Palazzo dell’Università.
Dall’iniziale Salone, oggi denominato Sala Settecentesca, si estese ad altri locali, prima nello stesso Palazzo dell’Università e poi, nei primi anni Sessanta, nel contiguo Palazzo dell’ex Seminario, di cui occupa il primo piano e l’ex Cappella al piano terra. Di fatto si tratta di due palazzi, siti nella Via Università, sorti separatamente, ma in tempi vicini e come unico complesso edilizio, nella seconda metà del Settecento, caratterizzati dall’unicità della facciata e da un ampio cortile interno con un pozzo centrale. Il progettista è, per ambedue, l’ingegner piemontese Saverio Belgrano di Famolasco.
Alla formazione della Biblioteca hanno contribuito illustri studiosi che si si sono succeduti nella direzione, il primo dei quali fu il professore di Sacra Scrittura e Lingua ebraica Hintz, che provvide al primo regolamento.
Il nucleo librario originario era costituito dalle raccolte donate da Carlo Emanuele III e dal ministro per gli Affari di Sardegna Lorenzo Bogino, dalle copie delle opere che i docenti erano tenuti a depositare, dalle pubblicazioni degli stampatori del Regno e delle Stamperie Reali di Torino e Cagliari.
Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773 e l’incameramento del patrimonio bibliografico gesuitico, confluì in Biblioteca la raccolta del giurista cagliaritano di origine maiorchina Montserrat Rosselló (1560 circa-1613), ricca di opere di grande pregio. Grazie all’apporto dei fondi ex conventuali e dei numerosi lasciti, tra cui nel 1843 il Fondo Baille preziosa raccolta di opere di autori sardi e sulla Sardegna, la Biblioteca passò dal primitivo nucleo di circa 8000 volumi ai circa 70.000 della fine dell’800.
Nel 1946, poi, al fine di documentare l’attività degli incisori sardi, su iniziativa del direttore Nicola Valle fu istituito il Gabinetto delle stampe intitolato ad Anna Marongiu Pernis, artista cagliaritana scomparsa prematuramente nel 1941.
Il patrimonio della Biblioteca annovera oggi circa 700.000 unità bibliografiche, tra cui più di 7000 manoscritti, 226 incunaboli, 5318 edizioni del XVI secolo e 6500 stampe, carte geografiche e cartoline.
